Diario di bordo del CMDR Frigna the Hutt
24 Settembre 3301, Ciferri Ring, Nenexo sistem
Fatto ritorno a casa. Sono solo quattro parole. Non sono neanche lontanamente sufficienti a descrivere la ridda di emozioni di questi ultimi mesi: il viaggio, la solitudine, l'isolamento, la monotonia, la ripetitività delle procedure di approdo ai sistemi e di ripartenza verso il sistema successivo. Un loop apparentemente interminabile, interrotto sporadicamente da qualche avvistamento particolare, un pianeta ferroso, un water world, e da alcuni errori di manovra. Il fallimento in agguato dietro l'angolo: ti avvicini troppo alla stella durante il fuel scooping, e subito i sensori termici impazziscono e la temperatura sale, fino a far salire minacciosamente i fumi in cabina pilotaggio. Oppure scambi una tauri star bianca per una white star, di classe A, B o addirittura O, e ti fiondi verso di essa non avvedendoti di precipitare verso un vulcano eruttante. Allora, in questi casi, stringi i denti, ruoti la nave, inverti la rotta, e cerchi di allontanarti mentre le paratie esterne fondono e gli elementi elettrici sprizzano scintille, come tempeste di Coriolis.
Cerco di ricordarmi per cosa lo faccio. Perchè accetto di consumarmi il posteriore su quel sedile quando potrei starmene sdraiato, comodo, su qualche spiaggia di qualche mondo turistico. La missione ovviamente. Trame su trame. Disegni intricati che altri predispongono per me e che io, nella mia illusione, credo di poter condizionare. Nenexo è un avamposto umano come tanti altri. Eppure sono quasi commosso mentre attraverso il portale d'accesso e la voce preregistrata del molo d'attracco mi da il benvenuto durante il docking. Questo luogo sperduto, ai margini dello spazio umano colonizzato, è diventato in questi mesi un po' anche parte di me. So che non dovrei. Che si tratta solo di lavoro e che, un futuro non troppo remoto, tutto potrebbe cambiare, anche in modo traumatico. Prima di lasciare la nave estraggo dalla console l'unità di memoria dei dati cartografici che consegnerò ai tecnici dei laboratori di analisi. Sono dati importanti per la corporazione, contenenti la rotta di andata e ritorno da Sagittarius A* e dei mondi terraformabili o minerari scoperti lungo il viaggio (vedi file allegato:
http://www.mmorpgitalia.it/mmorpg/threa ... ta.369419/). Ne possiedo ovviamente una seconda copia, oltre le rilevazioni originarie impresse nella memoria interna della nave, registrata su alcuni filamenti di DNA mitocondriale e inserita nella cheratina di una unghia opportunatamente modificata. Questa è riservata ad altri sguardi, di altri mondi, più discreti e più potenti della Dinamyc Industries.
25 Settembre 3301, Jameson Memorial, Shinrarta Dezhra
Consegnati i dati cartografici ai tecnici della D.I. Riscosso il compenso che la corporazione stabilisce per questo tipo di informazioni. Mi sento tranquillo. E' semplice lavoro: scarichi un tot di tonnellate di merci, la stazione ti paga la consegna; scarichi un tot di dati esplorativi, idem. Ho fatto un salto a Guidoni Dock, su Wolf1230, negli alloggi presso l'area residenziale riservata ai piloti DVC. Ho incontrato @mnemonik1 lungo i corridoi. Non me l'aspettavo. Ho abbassato lo sguardo per un istante: mi ha preso alla sprovvista.
Mnemonik1: <Heilà, capitano ben tornato!> allungandomi la mano.
Io: <Grazie Ammiraglio! E' bello essere a casa!> restituisco il gesto. Perchè mentre parlo sento di credere a quello che dico?
Mnemonik1: <Immagino sarà stanco. Non la tedio con i recenti casini. Antal e via dicendo.. Le offro invece da bere. Stavo giusto andando all'Atomik Bar..>
Io: <Come se l'avesse fatto Mnemonik> accenno ad un sorriso; sono consapevole di avere il viso veramente sfatto, la barba incolta da giorni <Magari più tardi, dopo una bella doccia e una seduta di ipno-sonno>
Mnemonik1: <Ok, ci conto Frigna! Chissà quali strane avventure avrà da raccontare! Tutti i ragazzi al bar sono in trepida attesa di rivederla!> sorride; ma noto che anche sul suo volto ci sono segni di stanchezza: alcune rughe del viso più marcate, gli occhi appesantiti.
Io: <Non mancherò. Mi piacerebbe sapere chi ha scommesso che non sarei tornato..> sogghigno, e sento veramente affetto per questo uomo, e per gli altri piloti che so essere giù all'Atomik oppure dispersi per gli spazi siderali per conto della DVC <A proposito. All'altezza della nebulosa dell'Aquila ho avuto un rendez-vous con l'ammiraglio @
Sawyer ; l'ho trovato in forma e pieno di entusiamo. Sono certo che arriverà alla meta!>
Mnemonik1: <Lo spero proprio. E che riesca anche a tornare indietro. La DVC non può rimanere a lungo senza il suo più valido elemento!>
La mia permanenza a Guidoni è durata meno di 24 ore. Sono passato ovviamente all'Atomik e pagato il mio contributo di aneddoti di viaggio e giri di bevute. Sono andato agli alloggi cercando quel folle di @
GYXSA che ovviamente era altrove. Fatto un salto alla sede del comando, negli uffici dell'A.S.E. per rivedere le pendenze burocratiche e strigliare gli impiegati fannulloni. Recuperato poi dall'hangar l'asp explorer mi sono diretto alla volta del sistema indipendente di Shinrarta Dezhra, al Jameson Memorial, la casa della federazione dei piloti. Per uno che ha appena terminato un viaggio di 52,000 LY praticamente dietro l'angolo.
Il vecchio asp non l'hanno neppure calcolato, tanto era conciato male. Ho permutato il vecchio T6 da trasporto, e il bellissimo Vulture da combattimento, per una nave più solida e sicura, un Python di seconda mano. Di più non posso permettermi ora. Eppoi mi serve una nave discreta, veloce e affidabile, per trasmettere questi dati nascosti su di me. Una stretta di mano, qui al Founders World funziona ancora così, e mi accompagnano al bacino di ancoraggio.
[segue..]
[...continua]
3 Ottobre 3301, Dawes Hub, Achenar
Sono in piedi davanti al solito ufficiale della Imperial Navy, nella sua ordinata e pulitissima divisa azzurro e argento. L'ufficio è quello della volta scorsa, anche se non ci giurerei dato che questi cubicoli sono tutti identici e l'arredamento è quello standar della marina. Con un gesto mi porge il lettore sub-molecolare, una specie di scatola nella quale devo infilare la mano. Procedo. Non colgo alcuna sensazione mentre i sensori rilevano i dati registrati nella unità di memoria impiantata sotto l'unghia ed estraggono tutte le informazioni di navigazione scaricandole sui server della marina. Al termine un avviso sonoro ci avverte della conclusione. Mi ricompongo mentre attendo che l'ufficiale adempi i suoi controlli sullo schermo olografico.
Ufficiale: <Bene, una gran quantità di dati; però nulla di particolarmente rilevante> osserva monotono.
Io: <Che vi aspettavate? Il comitato di accoglienza alieno, pronto ad aspettarmi?> non nascondo il sarcasmo e il fastidio della voce.
Ufficiale: <Non si può mai sapere; ad ogni modo mia dia il suo badge>
Gli passo il badge della federazione piloti. Lo appoggia alla scrivania. Digita alcuni codici alla tastiera integrata e me lo restituisce.
Ufficiale: <Complimenti Visconte. Con il titolo imperiale acquisisce i privilegi connessi alla sua carica e il relativo compenso pattuito>
Io: <Quale immenso onore> Ritiro il badge, sapendo che i privilegi consistono nel non essere scoppiati a vista dalla polizia imperiale e il poter acquistare i veivoli di fabbricazione imperiale; sul compenso nulla da recriminare.
Ufficiale: <Ah. A proposito. Ci sono delle nuove consegne per lei> Questa volta sfila dal taschino della divisa una piccolissima busta dorata e me la porge.
Sollevando il sopracciglio afferro la bustina, curiosamente piccola fra le mie mani grandi e callose. Alzo lo sguardo sull'ufficiale, che ricambia con un viso da tonno.
Mi decido ad aprire la busta. Il contenuto mi sorprende ancora di più, ma non in modo eccessivo. Tutto ciò che vi trovo è una piccola lente oculare. Con dita impacciate, non abituate a queste operazioni, afferro la lente fra i polpastrelli e l'applico sull'occhio destro. La lente molecolare a contatto con il bulbo oculare riconosce la mia impronta genetica e si modifica rilasciando un messaggio che solo io posso vedere. Per alcuni istanti una scritta si rende evidente davanti ai miei occhi, come uno schermo olografico particolarmente vicino, per poi sbiadire fino a ritornare evanescente. Eseguito il suo compito la lente si autodistrugge degradandosi e viene espulsa sottoforma di lacrimazione. Mentre mi detergo con la mano le lacrime ripenso al testo letto, un indirizzo e un appuntamento..
[segue...]
[...continua]
3 Ottobre 3301, Capitol City, Capitol, Achenar
Il rumore è assordante. Da quanto tempo è che non metto piede su un pianeta? Da quanti anni sono?! Ed ora sono seduto qui, al bancone di un bar della capitale imperiale, nell'occhio dell'effimero e vacuo stile di vita imperiale. La musica emessa dagli stereo oloscopici assomiglia a versi e urla di una creatura biomorfa in agonia. Mi sento addosso uno stato di apprensione; probabilmente dovuto alla maggiore gravità di questo pianeta, ma forse non solo. Anche il nome del locale è eloquente "la tela del ragno", con tanto di insegna olografica macabra sulla facciata, un enorme aracnide intento a ingoiare la preda avvolta nel bozzolo. Quando davanti alla retina mi è apparso questo indirizzo per un attimo sono rimasto sconcertato. Che tipo di missione mi voglio rifilare questa volta? Sono un pilota: che ci faccio al suolo? Devo uccidere qualcuno? Ritirare un pacco per qualcun'altro? Rimango seduto al bancone, come un relitto abbandonato nello spazio. Un pastrano visibilmente fuori moda mi isola dalla gente. Forse appare talmente vintage da essere quasi snob. Nel bicchiere davanti mi hanno servito un liquore che all'Atomik Bar su Guidoni considererebbero sciaquatura di stoviglie. O forse più simile al vomito di Qwertz: meno male che ho lasciato il compagno xilo-morfo a Wolf1230; non avrebbe sopportato un ambiente con una gravità così lontana dallo zero.
Mi si accosta un essere sinuoso che identifico subito come una ragazza. I pochi e aderenti abiti indossati, alla moda imperiale del momento, non lasciano dubbi a riguardo. Per quel che ne so, tutto il ben di dio che presenta, potrebbe essere il prodotto delle più svariate manipolazioni plastico-genetiche. Potrebbe avere l'età di mia nonna pur sembrando mia figlia. All'orecchio sussurra brevi parole, nell'inflessione tipica di Achenar: <seguimi>
Lascio il bicchiere lì dov'è e senza batter ciglio mi infilo sulla scia di quella creatura che naviga sicura per il locale semibuio, attraversando infine una porta dissimulata fra le decorazioni delle pareti. Mi ritrovo nel vano circolare di un ascensore gravitazionale, anch'esso munito di illuminazione soffusa, nello stile del locale. Silenziosamente scendiamo. La tizia, in piedi davanti a me, mi scruta con occhi da gattona, incorniciati da esagerate ciglia smaltate di diversi colori. Sto per dire una battuta sagace quando la porta si apre. E la splendida mi scivola di fianco, precedendomi lungo un corridoio.
Mi ritrovo in una stanza completamente diversa dall'ambiente precedente. Una stanza spoglia, squadrata, angusta. L'unica porta è l'uscio metallico dal quale in silenzio siamo entrati, e sempre dal quale, così come siamo giunti, la ragazza è uscita, chiudendo l'anta dietro di sè. L'unica particolarità del locale è il paravento bianco, poco più di un lenzuolo, teso da una parete all'altra, e dietro al quale c'è l'unica fonte di luce. Una sagoma informe, probabilmente una persona seduta, si staglia sulla tela.
<Siediti> mi ordina con timbro inconfondibilmente femminile <Non so capitano se sei molto furbo o molto stupido> la voce è melodiosa, con una sfumatura fredda, di chi è abituato a non essere contraddetto.
Mi siedo senza riflettere troppo <Se posso sapere con chi ho il piacere...>
<No, non puoi.. E non è detto che sia piacevole> ribatte interrompendomi <Saltiamo i convenevoli e arriviamo al punto. La tua missione è curare i nostri interessi in quella zona di spazio. Ci stiamo chiedendo se sia ancora così. Oppure se gli interessi che curi siano unicamente i tuoi. Oppure se stai lavorando anche per altri, nel qual caso sarebbe MOLTO spiacevole>.
La pausa mi permette di ribattere, con misurata calma <Sono allusioni gratuite. Ho portato a termini gli incarichi che mi sono stati comunicati>
Dietro il paravento si alza una risata fredda, sardonica. La posa della donna (donna?) potrebbe essere seduta, con le gambe accavallate, che nella deformazione della luce retrostante sembrano esageratamente lughe e affusolate. Non c'è alcun indizio di altro: potrebbe indossare una tuta spaziale come essere nuda; potrebbe tenere in grembo una pistola laser puntata dritta verso di me. Anch'io però ho le mie precauzioni...
<Non significa nulla> prosegue impassibile <I tuoi compagni di viaggio, capitano, sono alquanto.. pittoreschi: mercenari, soldati di ventura, deliquenti, spie. Quel @
FBO80 è un criminale in fuga, lo sapevi? Quell'altro che in breve tempo ha scalato i vertici della organizzazione è una spia federale, @
Asamith @DrkTemplar [LN] , ne eri a conoscenza?>
Stringo i denti. Non dovrebbe vedermi. Come io non vedo lei. Ma potrebbero esserci, anzi sicuramente ci saranno, telecamere e altri dispositivi di sicurezza. <E' tutto sotto controllo. Cosa vuole da me?> Non nascondo più la mia insofferenza.
<Vogliamo che tu stia concentrato sull'obiettivo> replica con aria soddisfatta, come chi avesse appena fatto scacco matto a qualcuno <Sono in atto dei rapidi mutamenti. Ciò che sto per dirti ora qualche settimana fa sarebbe stata un informazione di estrema pericolosità: domani ci sarà un cambio della guardia ai vertici dell'impero; ormai è improcrastinabile; ma ciò non significa che tutto tornerà alla calma; forse è solo una parentesi, chi lo sa>
Un brivido mi corre lungo la schiena. Un cambio ai vertici? Che significa? Ci sarà un nuovo imperatore? Forse un imperatrice.
<E' necessario> prosegue <Possedere quello strumento in più che farà pendere la bilancia dalla nostra parte. Un arma, naturalmente. Vedi capitano di sguinzagliare i tuoi uomini a trovare quell'arma. Lei ti sarà riconoscente>
<E dove volete che la vada a prendere, la vostra maledetta arma? Dai thargoids?> abbaio in direzione del diaframma opaco.
Non ricevo risposta. L'unica luce si spegne di colpo, facendomi piombare nel buio più fitto. Quando alcuni istanti più tardi si riaccende lei, la femmina misteriosa dietro il paravento, ovviamente se ne andata. Davanti a me, sul pavimento, un altra busta, più grande e formale, contiene i dettagli della mia nuova missione. Devo lasciare la capitale senza dare nell'occhio. Il python è già stato rimpiazzato da un T9 commerciale e mi attende a Dawes Hub con un carico di rifiuti civili. Per un po' mi consigliano di far perdere le mie traccie prima di tornare a Wolf1230. Sono entusiasta come un cucciolo di felino sotto un temporale autunnale. La ragazza del bar mi attende in corridoio, appena al di là della porta.
<Ti è piaciuto?> mi chiede maliziosa, la linguetta fra le tumide labbra <Non mi sembri soddisfatto?>
<Insomma. La prossima volta chiedo di te!> e le rifilo una pacca sul culo provocando in risposta un versettino acuto offeso.
[fine]