[Diario Personale del CMDR Vroxigar]

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Messaggioda Vroxigar » venerdì 28 ottobre 2016, 21:27

28 Ottobre 3302

E' stato un periodaccio. La guerra non è un buon affare, per nessuna delle parti in causa. Il tentativo compiuto per riprendere il controllo di Wolf 1230, settimane di pianificazioni, interventi di destabilizzazione e sangue versato sono andati persi. Senza perdere tempo, l'Ammiraglio in Capo @Frigna the Hutt ed il Consiglio hanno studiato ed attivato una sorta di piano B, qualcosa di più cauto, ma che potrebbe finalmente ripagarci tutti degli sforzi fatti fino ad ora, e di quelli che si renderà necessario compiere.

Ma la Bolla è grande e la DVC è già a dar battaglia su un altro fronte, nel sistema Balak, e ciascuno aiuta come può. Ho personalmente cavato d'impiccio, recuperandone gli escape pod, decine di soldati. Per loro, per tutti noi, la resa non è un'opzione. Non si fugge di fronte al nemico, non si voltano le spalle ai compagni, e si accetta il futuro che il prossimo proiettile deciderà per noi. Se lo scudo tiene, forse vedremo un nuovo giorno, altrimenti...

... Altrimenti. Ho riassettato il fit del mio piccolo e tenace ASP Explorer seguendo i consigli dell'ammiraglio @Asamith e prendendomi qualche licenza "poetica" (in fondo è la mia nave!), per poi buttarmi in ogni Combat Zone comparsa sul mio scanner. I multi-cannon hanno cantato il loro requiem per migliaia di volte ed ho visto da troppo vicino i volti terrorizzati dei piloti un attimo prima che assestassi l'ultimo colpo alla loro nave. Finché l'ultimo colpo non è toccato a me.

L'essermi allontanato dal punto più caldo non mi ha salvato. Ho abbassato la guardia per un attimo, poi la prima esplosione, seguita immediatamente da una seconda, colpito in pieno, colto alle spalle con gli scudi in ricarica, quei secondi che in battaglia sembrano durare ore. Lo scanner si è spento immediatamente, la nave ha perso l'assetto cominciando a vorticare incontrollabile. Ho premuto il grilletto con tutte le forze, come se questo avesse potuto in qualche modo aumentare il danno che i colpi avrebbero inferto nel caso fossero riusciti a colpire il bersagli, ma sono soltanto riuscito a riversare nello spazio una pioggia di fuoco disordinata che, a causa della rotazione, si è dispersa inutilmente. Ho avuto il tempo di lanciare i chaff e solo poche fiammate di burst, prima che ogni cosa nel cockpit mi esplodesse in faccia andando mille pezzi, sfondando la calotta e portando via con se l'aria. Ho ancora nella testa la voce del computer di bordo che URLAVA "eject... eject...", ma non ricordo di averle obbedito.

Non ho idea di come abbia fatto ad arrivare qui, ma ora sto osservando il sole del sistema Diaguandri attraverso una delle finestre schermate della Ray Station. Non è una stella granché luminosa, ma ha comunque il positivo effetto di scaldarmi le ossa. Da che mi sono svegliato, due giorni fa, sono accompagnato da una sensazione di gelo che pare non voglia abbandonarmi.

Solo oggi ho mandato un messaggio al QG ASE su Ciferri Ring, Nenexo. Non me la sono sentita di farlo immediatamente; avevo bisogno di pensare al prossimo passo da compiere con lucidità. Ho pochi mezzi, ma credo che un nuovo ASP Explorer sarà presto ad occupare un posto nel mio hangar; con un altro nome, però, perché di Starchild One ce ne sarà sempre una soltanto. Mi ha portato alla Jaques Station, poi a SagA*, e di nuovo a casa. Ricordo di averne riparato il collettore del carburante a martellate e pezze saldate alla buona, ricordo l'uscita a un soffio dalla Stella di Neutroni. Credo sia stata la sola cosa che non mi abbia mai tradito, ed ormai ci conosciamo alla perfezione e l'ultima volta non è stata colpa sua. Potrei utilizzare la "Aiur", ma se qualcosa andasse storto con lei non basterebbero i risparmi di una vita a rimettermi in piedi.

E poi c'è Scarlett.

L'avevo lasciata alla cerimonia per la mia promozione con la promessa che da lì a tre giorni sarei andato a trovarla, ma è arrivata la guerra... Le ho inviato un messaggio sul suo olopad personale il giorno in cui ci saremmo dovuti vedere, ma non ho mai avuto il coraggio di verificare semmai l'avesse ricevuto o letto. Dovrei chiamarla. Ma mi chiedo con che pretesa io possa pensare che lei mi stia ancora aspettando dopo un solo incontro e tanti, troppi giorni di silenzio.

Bussano alla porta.

"Si"
"CMDR Vroxigar, sono il guardiamarina DeWitt, servizio di sicurezza della Ray Station."
Cosa cazzo vogliono...
"Dica pure, Guardiamarina"
La giovane voce di DeWitt si indurisce leggermente.
"Dovrebbe aprire la porta, Tenente, immediatamente."
"Vorrei conoscere il motivo dell'invito, guardiamarina.", enfatizzo sul grado, nella speranza di intimidirlo quanto basta da farlo parlare. Ma non è necessario, un'altra voce, oltre la soglia chiusa, cattura tutta la mia attenzione, poco più di un sussurro.
"Vrox?".
Scarlett.

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Messaggioda Vroxigar » lunedì 21 novembre 2016, 15:09

21 Novembre 3302

Alcuni giorni dopo il suo arrivo a Rey Gateway, Scarlet ed io abbiamo preso il largo sulla AIUR (mi ero ripromesso di farlo... e l'ho fatto!). Nessuna destinazione particolare, almeno all'inizio del viaggio, ma compiuti pochi salti verso Sol intercettammo una comunicazione che parlava di un immenso carico di gemme disperso attorno al terzo pianeta del sistema Maiki. Si trattò di un attimo, ci guardammo, e 8 salti e 1700 secondi-luce dopo eravamo là, davanti alla quantità più impressionante di canister pieni di gemme che avessimo mai visto.

Per mezz'ora buona assistemmo all' instancabile lavoro dei limpet che facevano avanti ed indietro per riempire l'enorme cargo da 320 tonnellate della Faulcon DeLacy Anaconda. Osservavo l'indicatore del range del FSD diminuire ad ogni canister scaricato, ma non avevamo fretta e non ci importava dover attraversare qualche sistema in più per andare ovunque avremmo in seguito deciso di dirigere la prua.

Quando la raccolta fu conclusa, con la stiva stracolma, entrammo in supercruise, diretti verso l'orbita della stella di Maiki per il rifornimento prima del salto verso il sistema che avremmo scelto.

Decidemmo di tenere un carico per noi e di liberarci del resto al primo Black Market. L'idea dell'illegalità affascinava Scarlet, non abituata così come lo ero io a questo genere di... traffici. Dirigemmo verso la stazione Lekie Lab, su un planetoide roccioso nel sistema Kamocan, per ridurre al minimo i rischi per la nostra sicurezza. Filò tutto liscio, ma la mia nuova complice si prese una bella iniezione di adrenalina quando, a 50 metri dalla piattaforma di atterraggio, il sistema rilevò la scansione della sicurezza. Per fortuna facemmo prima noi a vendere che loro a terminare l'indagine.

Ripartimmo. Chiesi a Scarlet di puntare il dito sulla mappa, in un punto qualunque, dicendo che ce l'avrei portata. Dapprima prese di mira il centro, SagA*. La guardai sgranando gli occhi, lei rise, facendo scendere il dito fino al sistema Synuefe XR-H D11-102: le rovine aliene. E archeologia sia, le dissi.

Un bel viaggetto, ad ogni modo, verso un sistema che non è propriamente dietro l'angolo. Trovammo comunque come trascorrere il tempo, dopo aver rimosso con cura le bellissime ma spigolose pietre preziose dalle lenzuola.

Giunti a destinazione ci fermammo qualche ora ad esplorare le rovine, fare foto, osservare affascinati quegli strani caratteri in continuo mutamento che, una volta scansionati, sembravano svanire nella stessa roccia sulla quale erano apparsi.

Scarlet volle provare a guidare l'SRV. Lo fece per tre secondi, il tempo di premere per errore il pulsante dei propulsori e quasi ucciderci entrambi, poi si lasciò scarrozzare come una turista.

Rimanemmo fino a che sulle rovine non calò la notte. In quota quelle steli illuminate dalla loro misteriosa fonte interna di energia creavano una strana forma. Ricordavano una costellazione, che però non sono riuscito ad identificare.

Stanchi, contenti, impostammo la rotta verso Sol. Qualche salto e poi il ritorno alla realtà. Dall'Ammiragliato, tramite il QG ASE di Ciferri Ring, Nenexo, la DVC comunicava che a breve avrebbe avuto bisogno dell'aiuto di tutti sul fronte di Gwydans.

Non mi voltai a guardare il volto si Scarlet quando la sentii singhiozzare nel tentativo di trattenere le lacrime.

"Devo andare", le dissi. "Devo portarti a casa".
Lei non rispose subito. "Non posso tornare a casa, non ora. La mia famiglia non capirebbe."

Fu in quel momento che mi resi conto di quanto poco sapessi del suo passato, ma decisi di non indagare e lei, silenziosamente, me ne fu grata.

"Qui rischi la vita. Ti porto al Satcher Dock, Wolf 1230. Samantha, Elettra e Ginger, al New Atomic Bar, sapranno come tenerti al sicuro."

Non obiettò, così impostai la rotta.

Frame Shift Drive Charging 4... 3... 2... 1... Engage!
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Messaggioda Vroxigar » mercoledì 28 dicembre 2016, 20:55

28 Dicembre 3302

Scarletè bloccata a Wolf 1230 ed io non posso raggiungerla. Il Consiglio ha deciso di interdire il sistema per poterne controllare il delicato equilibrio. Aspetteremo. Mi manca, certo, e sono certo che le ragazze all'Atomic Bar se ne stiano prendendo cura, d'altronde con tutto quello che c'è stato in ballo non saremmo riusciti comunque a incontrarci spesso.

Per ora cercherò di mantenere lucidità mentale e occhi bene aperti su quel che succede in DaVinci. Il supporto ad espansioni, elezioni, guerre, oltre al controllo delle percentuali di influenza nei sistemi e nelle stazioni attualmente già sotto il nostro controllo sono attività che assorbono buona parte della giornata. Condiamo il tutto con un po' di sano bounty hunting per arrotondare la paga... davvero poco spazio alle distrazioni.

Sento molto la mancanza della libertà dello spazio profondo e non vedo l'ora di tornarci. La Aiur è in baia nel sistema Diaguandri, in attesa di ricevere le modifiche necessarie ad affrontare il viaggio verso un nuovo punto sconosciuto della Galassia, ma gli Ingegneri cominciano a diventare esigenti ed io ho qualche difficoltà a soddisfare i loro capricci. Per ora attenderò.

Come cura palliativa alla malattia che affligge ogni @ASE, mi accontenterò di scarrozzare un po' in giro ricchi turisti in cerca di avventura. La Beluga nuova di zecca che sono riuscito a comprare e armare, dilapidando di un terzo i miei già miseri averi, magari mi permetterà di soddisfare almeno in parte il bisogno di partire, oltretutto senza costringermi a pendere una decisione sulla rotta da seguire.

Nota personale: credo che questa cosa del [diario personale] abbia nel tempo perso parte del significato originale. E' iniziato con il primo viaggio, quello per Colonia quando ancora Colonia non esisteva, ormai quasi 6 mesi STD in un passato che mi sembra storia antica. Forse varrebbe la pena chiudere il capitolo e cominciarne uno nuovo... Mi serve un incipit. Ci penserò nel corso del prossimo giro turistico.

Fine Registrazione
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